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Episodio 3 - Iride

iride Inizialmente per gli abitanti del Regno di Statica fu un trauma.

Abituati com’erano ad ogni genere di comfort e automazione, fu difficile adattarsi alla nuova vita. La Strega Tensione aveva chiuso la città nella cupola grigia e l’energia era ridotta al minimo. Tuttavia presto la penombra divenne la normalità, ed essendo soliti alla pigrizia, a nessuno del regno di Statica venne in mente di architettare un piano per liberarsi della perfida Strega. Era molto più facile adattarsi.

Gli elettrodomestici futuristici, i turbo pattini, le auto-automatiche senza energia erano totalmente inutili. I vecchi oggetti venivano riciclati nei modi più strani: un frullatore poteva diventare un vaso per il muschio (unico fiore coltivabile in penombra), i televisori venivano ribaltati e usati come tavoli e durante l’inverno i bambini si divertivano a scivolare sul ghiaccio legandosi sotto i piedi le pale dei ventilatori.

Così passarono gli anni.
Talmente tanti che i bimbi nati nell’era della penombra, non avevano mai visto il mondo fuori dalla cupola. Non avevano mai visto i colori.

Tra questi c’era una ragazzina di nome Iride. Aveva dodici anni ed era veramente stravagante. Il suo migliore amico era Giacomo-Cortocircuito. Erano inseparabili: benché Cortocircuito avesse ben 4 anni in meno, i due condividevano alcuni aspetti essenziali delle loro vite: erano completamente impopolari, ed erano follemente appassionati del periodo pre-penombra. Insomma, erano gli strani del villaggio.

I compagni di classe, consideravano Iride una svitata: faceva discorsi strani, non si vestiva alla moda e se ne andava in giro con quello strano taglio di capelli raccontando buffe storie di stelle e pianeti, arcobaleni, piogge e altri fenomeni mai visti da quelle parti.

Iride era cresciuta con Nonna Alice, una vecchina tutta pepe, che passava le giornate a raccontare storie pre-penombra, a spolverare i suoi vecchi libri, e a maledire l’incapacità di governare di Re Fosco.
Ah se ci fosse stato suo padre, le cose sarebbero andate diversamente!”.

La biblioteca di nonna Alice era incredibile: aveva conservato tutto: libri, enciclopedie, fumetti, e soprattutto centinaia di copie della “Gazzetta di Statica”. Prima che la Strega Tensione prendesse il potere e costringesse tutti gli abitanti del regno a vivere con pochissima energia, nonna Alice era una delle poche persone che amava andare ogni giorno dal giornalaio a comprare il giornale di carta. “Quelle diavolerie elettroniche, dove si può leggere tutto!” diceva “non valgono un centesimo del profumo della carta stampata, e delle quattro chiacchiere con Arturo, il giornalaio!”. Così, ironia della sorte, quando arrivò la penombra e anche tutti i lettori digitali risultarono inutili, la collezione di giornali di nonna Alice, divenne l’unica memoria storica della città.

Iride passava interi pomeriggi, tra quella montagne di carte polverose. Guardava le fotografie, leggeva le storie, e spesso lei e Cortocircuito, amavano mettere in scena le storie più avvincenti, o quelle più buffe. Coprivano il grande tavolo della biblioteca con una tovaglia lunga fino al pavimento, che faceva da sipario, e sotto gli occhi divertiti di Nonna Alice, interpretavano i personaggi delle cronache cittadine, o diplomatici di Regni vicini, di cui trovano notizia fra le pagine sbiadite dei vecchi giornali.

Ma la storia che amavano di più in assoluto mettere in scena era quella non ancora scritta: quella dove, come in ogni fiaba che si rispetti, la Perfida Strega Tensione veniva sconfitta da un valoroso Eroe, e il Regno di Statica tornava al suo antico, e colorato, splendore...